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BULIMIA , Cibo e disperazione

Non si nota, a differenza dell’anoressia nervosa, in quanto le pazienti sono di solito normopeso. Eppure la bulimia ha conseguenze altrettanto devastanti sulla vita e sulla salute di chi ne soffre. Un tunnel buio, dunque, ma dal quale si esce: il percorso è lungo, non sempre facile, ma possibile. Per risolverla si è dimostrato efficace un protocollo di cura con la terapia cognitiva. “Il trattamento,” chiarisce Sandra Sassaroli, direttore di Studi Cognitivi, “consiste in una rieducazione alla nutrizione equilibrata, nella modifica delle idee perfezioniste e dicotomiche di queste pazienti e nello staccare l’autostima dal livello del peso corporeo.” Il trattamento porta a risultati positivi nel 50-70% delle pazienti affette da bulimia nervosa. Il lavoro dello psicoterapeuta con la paziente bulimica è estremamente delicato: deve infatti aiutare chi ha questo disturbo del comportamento alimentare a “fare la pace” con il cibo. È un percorso lungo, che viene messo a punto in modo personalizzato. La paziente viene coinvolta in prima persona, con lo scopo di aiutarla a imparare a prendersi cura di se stessa. “In base a quanto emerso nel corso degli studi che hanno avuto come oggetto la psicoterapia comportamentale, la bulimia dipende da bassa autostima, idee rigidamente perfezionistiche e scarsa tolleranza delle emozioni negative,” interviene Giovanni Maria Ruggiero, direttore della scuola di specializzazione in psicoterapia cognitivo comportamentale e cognitiva: Psicoterapia Cognitiva e Ricerca. “La terapia è efficace, e i dati lo dimostrano, ma questi numeri non bastano. Perché rimane ancora poco sensibile alla terapia una significativa porzione di bulimiche.” Che cosa fare allora? La proposta arriva dagli psicoterapeuti. “Esistono due aspetti psicopatologici a nostro parere trascurati,” chiarisce la Sassaroli. “La tendenza a ipercontrollare ogni aspetto della vita, sociale, affettiva e lavorativa e a rimuginare, cioè ad occupare tutto il proprio tempo mentale con visioni ripetitive e negative non solo sul peso e l’aspetto corporeo, ma in generale sul proprio futuro sociale, affettivo e/o lavorativo. L’obiettivo dunque è quello di dimostrare che attraverso il trattamento di questi due fattori è possibile incrementare l’efficacia della terapia cognitiva.” Fonte: Ufficio Stampa Studi Cognitivi – Scuola di Psicoterapia Cognitiva

fonte : yahoo news

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